Pompei, un patrimonio inestimabile

Nuovi crolli per il sito archeologico più importante d’Italia.

Tutto il mondo invidia le bellezze storiche e artistiche della nostra Italia, meraviglie nate dall’ingegno umano che hanno attraversato secoli giungendo fino a noi,  a cui vanno aggiunti paesaggi e oasi faunistiche che rendono unico il nostro territorio. Oggi tale tutela è messa in serie difficoltà a causa dell’instabilità finanziaria, che porta ad una diminuzione dei fondi statali verso Enti e Istituzioni, della situazione politica, con continui valzer di presidenti e ministri, e di una evidente difficoltà gestionale (sia per la quantità di beni da tutelare sia per la qualità del servizio, spesso carente o non idonea), che rischia di portare a disastri rilevanti: ad esempio, come nel caso di Pompei, la città fondata da genti osche della Campania, divenuta colonia romana nel I secolo a. C., che ci ha lasciato testimonianze uniche del suo passato dopo la furia del vulcano. A questi problemi vanno aggiunti i sempre più frequenti cataclismi naturali aggravati dalla non curanza dell’ambiente da parte dell’Uomo stesso.

Negli ultimi tempi i media hanno spesso dirottato l’attenzione sul sito archeologico più importante d’Italia e uno dei più visitati al mondo. Purtroppo incuria e maltempo hanno causato crolli che hanno interessato numerose strutture. Nonostante i progetti finanziati dallo Stato italiano e dall’Unione Europea (vedi” Il Grande Progetto Pompei”), e nonostante gli interventi eseguiti di recente, proprio di pochi giorni fa è la notizia di un nuovo crollo, alla Casa della Caccia ai Tori (Regio VI, Insula 16, Civico 28), edificio noto proprio per la scena da cui prende il nome (IlSole24ore): evento catastrofico segnalato dalla Direzione del Parco Archeologico come “cedimento di una porzione di muro”, dovuto al crollo di una cisterna sotterranea.

Come è giusto che sia, la gestione dei Beni culturali ha sempre rappresentato un problema per la politica italiana. Sin dal XIX secolo infatti, la salvaguardia dei beni archeologici, architettonici e artistici è stata al centro di una forte attenzione da parte degli stessi Stati pre-unitari, che hanno cercato di tutelare il proprio patrimonio culturale con l’istituzione di commissioni e provvedimenti vòlti ad “evitare demolizioni, estrazioni o rimozioni di opere di pubblico godimento o ornamento” (come riportato in alcune norme toscane ottocentesche), o istituendo il diritto di prelazione a favore dello Stato per evitare esportazione di oggetti d’arte (come nel caso delle normative del regno Lombardo-Veneto). Con l’unità del Paese, e l’incameramento di molte opere d’arte provenienti da corporazioni religiose soppresse, nacque la “Direzione generale degli scavi e dei monumenti”, facente parte del Ministero della Pubblica Istruzione (1875), divenuta in seguito la “Direzione generale delle antichità e delle belle arti”. Dopo l’approvazione di varie normative, tra cui la cosiddetta legge Rosadi (n. 364 del 20/06/1909, che sanciva anzitutto l’inalienabilità dei beni dello Stato), e il conseguente “Regolamento di esecuzione” (approvato con il R.D. n. 363 del 30/01/1913, e rimasto in vigore con l’art. 130 del Decreto Legislativo n. 42/2004), eccoci giungere al periodo fascista, in cui (1939) vennero emanate due leggi che per circa 60 anni rappresenteranno la base della materia: la 1089 (“tutela di interesse storico e artistico”) e la 1497 (“protezione delle bellezze naturali”). Altre norme porteranno poi alla creazione delle Soprintendenze, degli Archivi di Stato e delle Biblioteche statali. Nel 1974 verrà creata l’istituzione competente per tale tutela, oggi MiBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), e, trent’anni dopo, eccoci alla formulazione del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio.

Da qualche anno la tutela del patrimonio storico e archeologico (e paesaggistico) è anche uno strumento di feroce battaglia politica, locale e nazionale, con ripercussioni notevoli in occasione delle elezioni. Perché gli Italiani sanno che di cultura si mangerebbe, eccome, se solo ci fossero le giuste strutture e attenzioni da parte della classe dirigente…

Fabio Figara

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