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La bellezza della gratuità

Chi opera negli Enti non profit crede fermamente nella forza dei principi a cui decide di aderire. E si impegna ogni giorno per la realizzazione di una società migliore.

Tendere la mano per aiutare il prossimo, offrire il proprio servizio per la comunità, assistere i fragili, accogliere e integrare l’emarginato, curare l’ambiente, i beni, la cultura, incontrare l’altro senza pregiudizio, e senza chiedere nulla in cambio: sono alcune delle molte attività che svolgono quotidianamente, su tutto il territorio, milioni di volontari appartenenti ad associazioni, enti e cooperative, strutture facenti parte di una realtà vasta e complessa, che nel corso degli ultimi anni, sopperendo a molte carenze dello Stato, ha continuato ad evolvere, in modo lento ma costante, nonostante la crisi che ha sconvolto i settori “classici” dell’economia. E così il Terzo Settore, da Agosto riconosciuto e regolato, è cresciuto, impegnando, già nel 2011, quasi 5 milioni di volontari e quasi 700mila lavoratori (IX censimento ISTAT), vedendo un aumento delle istituzioni non profit del 28% in soli dieci anni (dato precedente del 2001) contro l’8% delle imprese. Nonostante l’importanza del Terzo Settore, che oggi rappresenta il 4% del PIL, non mancano luci e ombre: come scrive Paola Springhetti, oltre agli abusi di cooperative e organizzazioni inquisite (vedi “Mafia Capitale”), l’occupazione femminile negli Enti non profit è altissima (oltre il 70%), ma il lavoro – per chi ricopre ruoli con contratto regolare – è precario e a bassa retribuzione: colpa anche della Pubblica Amministrazione, che per decenni ha affidato appalti facendo gare al ribasso, penalizzando “i lavoratori, ma anche la qualità dei servizi stessi”, e impedendo “una seria programmazione e investimenti su obiettivi di lungo periodo”, causando lavoro nero e dumping, che la recente riforma ha cercato di eliminare (cfr. Desk, rivista trimestrale di cultura dell’informazione, anno XXV n. 2-3/2017, UCSI). Nonostante tutto, il lavoro nel Terzo Settore è in aumento: flessibilità di orari con conciliazione di tempi di impiego e personali sono fattori da non sottovalutare ma, soprattutto, è la forza dei principi a cui si decide di aderire che vale l’impegno quotidiano. Ciò che dà vero senso al lavoro. E alla vita.

Fabio Figara

Omnibus 21, ottobre 2017

 

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