Scrivere bene, scrivere per tutti

L’importanza della cultura

Sono trascorsi cinquant’anni dalla scomparsa del maestro e presbitero, autore, insieme ai suoi studenti, di Lettera a una professoressa.  Un insegnamento ancora vivo e attuale.

Dono di sé. Per gli altri. È questa l’essenza della vita di Lorenzo Milani, ultimo priore di Barbiana, noto per aver lasciato una forte testimonianza di amore verso i più bisognosi attraverso il suo operato: l’insegnamento rivolto alle classi più povere della società.

Grazie a lui, operai e giovani contadini hanno così ottenuto gli strumenti per poter “leggere” la società, i fatti, non soccombendo al potere e alle logiche di un sistema (politico e mediatico) che preferisce vederli ignoranti, vittime di un’ingiustizia subita continuamente senza saperlo.

E poi, l’importanza del “saper comunicare”, un’esigenza umana forte, ma anche una responsabilità di cui essere consapevoli: «aver qualcosa d’importante da dire e che sia utile a tutti o a molti», una frase che molti “commentatori” odierni, politici e presunti esperti che affollano i talk show televisivi, e fruitori dei social network dovrebbero tenere impressa nella propria mente. Lezioni sempre attuali: oggi, che siamo sconvolti dal susseguirsi continuo di informazioni, che abbiamo accesso a risorse di sapere infinite tramite internet, crediamo di poter avere a portata di mano le conoscenze giuste, adeguate per affrontare la vita, per non subire il gioco dei poteri forti, della disinformazione e della manipolazione informativa. Ma la vera cultura, quella che rende liberi e saggi, si acquisisce con impegno e fatica, si plasma nel tempo con dedizione. Ci crea donne e uomini con una dignità, così come ha sempre insegnato don Lorenzo.

Esterno

Don Lorenzo, una vita per gli altri

Una vita breve ma intensa quella di don Lorenzo, morto dopo vent’anni di sacerdozio e a soli 44 anni. Un esempio come sacerdote ma anche come educatore, e comunicatore, che ha portato avanti una proposta educativa forte con la quale, dopo decenni, tramite i suoi scritti, ancora riesce a scuotere le coscienze di molti insegnanti, studenti e… scrittori.

L’incontro del 17 giugno, organizzato dal comitato toscano dell’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana), in collaborazione con la “Fondazione don Lorenzo Milani”, è stata l’occasione per conoscere meglio la vicenda del sacerdote di Barbiana. «Don Lorenzo venne inviato a Barbiana quasi “in esilio” – spiega Giancarlo Carotti, uno dei primi allievi di don Milani – le sue idee, le sue attività erano piuttosto rivoluzionarie sotto vari punti di vista, in un’epoca che ancora doveva vedere la luce del Concilio.»

Fiorentino, di ricca famiglia, Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti nasce il 29 giugno del 1923 da Albano Milani e Alice Weiss. La madre, ebrea, per sfuggire alle leggi razziali, accettò nel ’33 di sposarsi in chiesa e di battezzare il piccolo Lorenzo e gli altri due figli, Adriano ed Elena. I figli nascono in un contesto culturale fondamentale per la loro formazione: casa loro è spesso centro di incontri e dibattiti tra intellettuali del tempo.

Pochi anni dopo, nel ‘41, il futuro sacerdote inizia proprio un percorso artistico, affascinato dalla pittura, con il maestro tedesco Hans Joachim Staude e, nel settembre di quello stesso anno, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. Si rifiuta di proseguire con studi universitari.

«Era tormentato interiormente, ma non capiva bene quale fosse la giusta direzione da imboccare. Si dedicò alla pittura con impegno, ma non bastò. Poi la svolta, la conversione, e la decisione di diventare sacerdote.»

La sua guida spirituale, don Raffaele Bensi, lo accompagna in questa sua ricerca interiore, fino all’accesso nel seminario del Cestello, a Firenze, nonostante i molti dubbi dei genitori. Siamo nel novembre del ‘43, in piena guerra mondiale.

Quattro anni dopo, non senza difficoltà per il suo spirito energico, a volte quasi ribelle, viene ordinato sacerdote, e inviato come cappellano alla parrocchia di S. Donato di Calenzano come aiutante del parroco don Daniele Pugi. Inizia qui il vero percorso di don Lorenzo: ciò che desiderava era poter stare vicino alle persone più umili, più povere, agli operai, ai lavoratori agricoli. Capisce soprattutto che la cultura del tempo è appannaggio di pochi, quando potrebbe essere coscienza e libertà per molti, principi che porterà avanti nelle sue opere. E applicò queste sue concezioni prima con gli operai e i contadini di Calenzano, creando una scuola serale appositamente per loro, poi con i bambini delle zone intorno a Barbiana, insegnando loro la scrittura, la lettura, le lingue e molte altre materie, dando loro ovviamente anche l’insegnamento del Vangelo, e cercando di offrir loro una «cultura completa, perché, diceva, “più cose si sanno e meglio è”», con una proposta nuova, un coinvolgimento completo degli studenti in uno spirito di collaborazione.

LE TESTIMONIANZE

A Calenzano questo “esperimento”, che porterà alla creazione dell’opera Esperienze pastorali (che verrà pubblicato nel ‘58), viene mal visto dai benpensanti e dai ricchi borghesi, che considerano don Milani un “comunista”, quasi un sovversivo. La Curia, preoccupata, e non capendo la forza di questa proposta innovatrice, decide il trasferimento di don Milani proprio a Barbiana, sul Monte Giovi, a Vicchio del Mugello. Un vero e proprio esilio, che don Lorenzo accetta, partendo, alle soglie dell’inverno, per la nuova parrocchia di S. Andrea, ultima destinazione.

Qui apre una scuola serale per i figli dei contadini e degli operai della zona e, in seguito, una scuola professionale secondaria di avviamento al lavoro. «La scuola inizia nel ‘55 / ’56 – continua Carotti – e manifesta subito le differenze concettuali rispetto all’insegnamento del tempo: anzitutto dal metodo, che mira al coinvolgimento degli alunni; la mancanza dei voti, completamente inutili; l’assenza della cattedra, che faceva assomigliare le aule scolastiche a dei tribunali; non esistevano il primo e l’ultimo della classe: tutti dovevamo capire la lezione e, piuttosto, il Priore si sarebbe arrabbiato moltissimo se non avessimo chiesto ulteriori spiegazioni, se non capito l’insegnamento della giornata, che era piena, dalla mattina alla sera. E poi andavamo tutti a fare gli esami da privatisti: nessuno è mai bocciato!»

La scuola di base deve necessariamente «saper insegnare ad imparare», perché il futuro cittadino sia in grado di «conoscere più cose possibili e saper affrontare ogni situazione.» E il modo migliore, per apprendere, è «imparare facendo», creando cartine storiche, grafici, leggendo e interpretando i giornali. Ancora oggi, nella scuola di Barbiana, si possono apprezzare quelle prime opere create dagli studenti sotto la guida del sacerdote-insegnante (vedi foto di pagina). «Arrivato qui a Barbiana – spiega Michele Gesualdi, un altro dei primi studenti di don Milani – don Lorenzo soffre inizialmente, ma trova la forza di ricominciare con noi, amandoci come se fossimo stati figli suoi, fino all’ultimo momento della sua vita. E aveva accettato la scelta della Chiesa, continuando ad amarla, e chiamandola la “sua sposa”. La forza di quest’uomo e il suo immenso amore lo fanno un cristiano che ha saputo vivere veramente, seguendo l’insegnamento di Gesù.» Diventa povero tra i poveri, offrendo a questi giovanissimi gli strumenti per leggere la Storia, per capire i fatti, dando loro la possibilità di diventare uomini, di avere una dignità. Perché “povertà” non significa soltanto «mancanza di cibo, ma anche di istruzione, di cultura, di presa di coscienza. La Scuola è messa al primo posto, don Lorenzo la chiamava “l’ottavo sacramento”. Studiare, conoscere, ma senza eccessi. Troppo sapere può, al contrario, farci perdere di vista il vero obiettivo, cioè offrire mezzi e strumenti a coloro che ne hanno bisogno per capire i cambiamenti sociali, e partecipare alla vita comunitaria. Avere così gli strumenti e la possibilità di interessarsi della società, di ciò che ci circonda: ed ecco il motto I CARE, appeso sui muri della scuola (don Lorenzo aveva già capito l’importanza di conoscere un’altra lingua), “mi sta a cuore”, che rappresenta “il contrario esatto del motto fascista “Me ne frego”.

PAROLA E LINGUAGGIO

Per un credente, approfondire la Parola apprendendo significato ed uso delle parole è fondamentale, così come lo è per ogni singolo individuo. Dietro ogni vocabolo, infatti, si nasconde un mondo intero, meraviglioso, pronto a stupirci se disponibili all’approfondimento. A Barbiana si impara che “le regole dello scrivere sono: aver qualcosa d’importante da dire e che sia utile a tutti o a molti. Sapere a chi si scrive. Raccogliere tutto quello che serve. Trovare una logica su cui ordinarlo. Eliminare ogni parola che non serve. Non porsi limiti di tempo…” Un frammento, tratto dall’opera Lettera a una professoressa, che mai come oggi ha una forte valenza culturale, critica, sommersi come siamo da siti internet, social network, blog, in cui ognuno pensa di poter scrivere qualsiasi cosa, senza controllo, senza verificare fatti, senza pensare al danno che può creare ad altri, giustificando tale operato come un diritto che affonda le sue radici in una sorta di “libertà” o “democrazia”. Niente di più distante da ciò che in realtà è: ignoranza e frustrazioni personali, troppo spesso cattiveria pura, o gioco perverso di utenti con mire precise. I “discorsi da bar” diventano di dominio pubblico: e scelte ed esigenze di ognuno di noi diventano anche indici di marketing.

LOTTA DI CLASSE

Nelle sue opere Don Milani si scaglia anche contro la teoria del “genio”, che non dovrebbe esistere, eppure permea la Scuola: un’invenzione borghese, nata “da razzismo e pigrizia mescolati insieme”, mentre “l’arte dello scrivere si insegna come ogni altra arte.” L’elevazione culturale del popolo è il suo principale obiettivo: senza gli strumenti adeguati, è vittima dei potenti e della macchina mediatica, la lingua crea una “differenza sociale” tra i ceti. In Esperienze pastorali (pp. 128-129), opera che verrà ritirata dal mercato editoriale dal Sant’Uffizio perché giudicata “inopportuna”, scrive rivolgendosi ai primi studenti della “scuola popolare”: “Gli operai come te son proprio come li vogliono i signori. Non vedi che organizzano apposta il Giro d’Italia e il cine per imbambolarti e tenerti lontano dalla scuola e dal sindacato?”. E, ancora: “Ci sarà sempre l’operaio e l’ingegnere, non c’è rimedio. Ma questo non importa affatto che si perpetui l’ingiustizia di

oggi per cui l’ingegnere debba essere più uomo dell’operaio (chiamo uomo chi è padrone della lingua). Questa non fa parte delle necessità professionali, ma delle necessità di vita d’ogni uomo, dal primo all’ultimo che si vuol dire uomo” (vedi Lettere di Don Lorenzo Milani Priore di Barbiana). Queste idee si pongono in un periodo di scontro tra i due blocchi della Guerra Fredda, tra Comunismo e Capitalismo, e in cui si stanno sviluppando idee e fermenti culturali che esploderanno nel ‘68.

 

NESSUNA RESA

Nel 1960 si manifestano i primi sintomi della leucemia, linfogranuloma maligno, ma don Lorenzo continua il suo percorso, senza arrendersi. Nel ’65 si schiera contro la guerra e si batte per l’obiezione di coscienza con la Risposta ai cappellani militari toscani. Questo richiamo contro la leva lo porta a processo per apologia di reato. Nel ’67 pubblica Lettera a una professoressa. Il 26 giugno di quello stesso anno muore a Firenze, all’età di 44 anni. Il luogo di sepoltura è il colle da cui tutto è iniziato, Barbiana.

LA VISITA DEL PAPA

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di don Milani, dopo aver visitato Bozzolo e aver reso omaggio a don Primo Mazzolari, il 20 giugno Papa Fracesco si è recato proprio a Barbiana, visitando e pregando sulla tomba di don Lorenzo. Di fronte ai fedeli e agli ex allievi dell’insegnante e sacerdote, il Santo Padre ha ricordato come «Don Milani servì in modo esemplare i poveri, il Vangelo e la Chiesa». Un omaggio importante, molto atteso dai fedeli e da tutti coloro che hanno conosciuto e apprezzato l’opera del priore.

 

BIBLIOGRAFIA

Consigli di lettura: L. Milani, Esperienze pastorali, Libreria editrice fiorentina, Firenze 1958; L. Milani, L’obbedienza non è più una virtù, Libreria editrice fiorentina, Firenze 1965; Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Libreria editrice fiorentina, Firenze 1967; M. Gesualdi (ed.), Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, Mondadori, Milano 1970; D.M. Turoldo, Il mio amico don Milani, Servitium, Sotto il Monte 1997; M. Lancisi, Don Milani. La vita, Piemme, Milano 2013; Comunità di San Leolino, AA.VV., Lorenzo Milani. L’etica della scrittura, Edizioni Feeria, panzano in Chianti (FI) 2005 (e la relativa bibliografia indicata); M. Gesualdi, Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2016. Per altre informazioni e per le visite si consultino i siti internet “Centro documentazione don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana” (www.centrodonmilani.org.) e della “Fondazione don Lorenzo Milani” (www.donlorenzomilani.it). Per informazioni sulle attività dell’UCSI visitare www.ucsi.it.

Fabio Figara

 

 

 

 

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